“Il mestiere dello scrivere è ormai morto e defunto”, questo ho sentito dire qualche giorno fa.

Mi sarei messa a piangere.

Ho visto un sogno andare in frantumi. Ok qualcuno dirà: “Beh certo che alla soglia dei 50 anni avere ancora dei sogni professionali, mi sembra un po’ eccessivo? Infantile? Utopico?” Beh si, mettetela come volete, ma io un qualche sogno nel cassetto ancora ce l’ho e credo che sia fondamentale averne per andare avanti. I sogni sono obiettivi, sono linfa, sono speranza.

Ecco, sentire quelle parole ha ucciso la mia speranza. Quale? Forse quella che l’IA non fosse ancora così strutturata da poter uccidere un sogno. Perché questo ha detto quel signore, che l’IA ormai si sta sempre più formando e ben presto i vari, content creator, copywriter e scrittori saranno inutili, quantomeno nell’accezione attuale.

Cosa servirà allora? “Servirà qualcuno che nutra questa IA, che le fornisca il materiale, le conoscenze e i dati, per potersi sostituire a noi” Così ha continuato il mio interlocutore.

Ora, non è che voglia fare la tragica e mi metta a dar di matto. So benissimo che tutto questo fa parte del progresso e che in qualche modo sarà inarrestabile. Ma descritto così, mi par di vederci a rimpinguare ossessivamente di carbone la fornace di una locomotiva a vapore lanciata a tutta velocità, verso l’infinito e oltre (per citare Buzz Lightyear).

Ma insomma dico io, possibile che la parte umana dell’uomo conti così poco? Vero è che ultimamente stiamo assistendo a performance che di umano hanno veramente poco, ma faccio fatica a pensarmi in un mondo in cui le “lettere” in senso lato, sono interamente affidate alle macchine e prive di un’anima.

Anima.

La sera stessa ho visto “9”, un film animato poco conosciuto in Italia, prodotto da Tim Burton e basato sull’omonimo cortometraggio di qualche anno prima. Intenso, toccante, commovente, a tratti buffo e goffo. Ambientato in un futuro distopico e post-apocalittico, dove una bambola di pezza si sveglia in un laboratorio abbandonato in cui uno scienziato giace a terra, morto. La bambola ha il numero 9 impresso sulla schiena, che diviene il suo nome. 9 preleva una sorta di talismano e se ne va iniziando le sue peripezie, unendosi ad altri come lui: i pochi rimasti a seguito di una catastrofe scatenata da una macchina infernale, che assorbe le anime di tutte le creature viventi.

Anime

La macchina è frutto dell’inventiva dello stesso scienziato che giace cadavere a inizio film. Voleva creare un cervello meccanico a scopi scientifici, ma poi, un sanguinario dittatore, lo ha costretto a trasformarla in una produttrice di altre macchine da guerra. La macchina- cervello si è ribellata iniziando quindi a sterminare gli umani. Lo scienziato ha creato le bambole di conseguenza, innestando in loro parti della propria anima. 9 è il depositario della sequenza numerica per aprire il talismano e fermare la macchina. L’unica e ultima speranza per l’umanità

Anima.

Non rivelerò ovviamente il finale, ma cito una frase del film riferita alla Macchina: “Perché non aveva un’anima umana e poteva essere corrotta da chiunque la controllasse”.

Ecco la differenza tra uomo e macchina: l’anima.

Se non saremo in grado di instillare qualcosa di simile all’anima umana nell’IA, questa potrà essere corrotta e piegata a qualunque uso. Qualcuno obbietterà che le performance di certe anime umane recentemente, sono maggiormente assimilabili a quelle di una macchina corrotta che ad altro. Ma io vorrei riferirmi a quel tipo di anima in grado di distinguere il bene dal male e di fare una scelta consapevole. Anche l’uomo può essere corrotto e con lui, la sua anima. Ma la corruzione umana forse può ancora essere controllata o soppressa. Una macchina corrotta cosa può fare?

Ora non voglio certo impelagarmi in un’anacronistica invettiva contro il progresso o in una rivolta luddista. Il progresso è vitale e inevitabile, come lo sono stati la spoletta volante ed i telai a vapore durante la Prima Rivoluzione industriale. Penso solo che vada accolto e guidato in modo assennato. Penso che l’uomo debba accompagnare la macchina e darle i giusti input. Penso che oltre a nutrirla, debba affiancarla con criterio. Penso che occorra disciplinarne l’utilizzo. Servirà a poco, ci sarà comunque chi ne farà un uso malsano, perché il fatto è che non potremo mai darle un’anima. Non potremo renderla umana, non potremo darle emozioni e sogni. 

Non credo di essere pronta a rinunciare ai miei sogni in favore di un’entità senz’anima.

Accompagno questo scritto frutto della mia anima e del mio contorto cervello, con questo brano: https://www.youtube.com/watch?v=GEkQR9Wzock

Intenso, avvolgente e toccante. Pare quasi anticipare quanto descritto nel futuro distopico di 9.

Di Cinzia Costi

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